COMUNICATO
ADUC
ADUC: intervenga Agcom su recesso Adsl (DL Bersani)
- Troppo alte le spese per il recesso anticipato. Intervenga
subito l'Agcom prima che siano invasi i Tribunali.
24 aprile 2007
- Telecom Italia ha adeguato al decreto Bersani-bis le condizioni di recesso per
i contratti di fornitura di adsl all'ingrosso. Riguarda quasi tutte le linee adsl
fornite dai gestori alternativi, che non avendo una propria rete si appoggiano
alla infrastruttura dell'ex monopolista. Le nuove regole, dal 1 maggio prevedono,
in caso di recesso anticipato, un costo di disattivazione una tantum di 35,40
euro (Iva esclusa).
Questo provvedimento toglie un alibi a quei gestori come, per esempio, Tele2 -
che con la motivazione di dover pagare l'ex monopolista per tutta la durata del
contratto - pretendono dagli utenti finali penali salatissime.
Telecom inoltre, ai suoi utenti diretti, per il recesso entro i primi 12 mesi
di contratto, pretende
il pagamento di 48 euro.
Il decreto Bersani-bis, pero', prevede la facoltà per i contraenti (quindi
chiunque, consumatore senza partita Iva o impresa) di recedere dal contratto con
un preavviso non superiore a trenta giorni e senza spese non giustificate da costi
dell'operatore. I 48 euro di Telecom – che non sono spiccioli - sono costi
o penale per mancato guadagno? E gli oltre 200 euro che pretende Fastweb, cosa
sarebbero?
L'Autorita' nelle Comunicazioni (Agcom) sta già valutando le modalita'
di applicazione del decreto. Purtroppo i tempi sono lunghi e concorrono a generare
sfiducia negli utenti che continuano ad avere a che fare con il muro di gomma
degli operatori. Invece e' essenziale che i consumatori abbiano sin da subito
la percezione che le cose stanno cambiando, altrimenti la novita' del decreto
Bersani finira' nel dimenticatoio. La confusione è enorme e tutti gli operatori
se ne stanno approfittando, interpretando il decreto solo nel modo a loro piu'
conveniente.
Il problema, inoltre, non e' solo per l'Adsl, ma, per esempio, la rimodulazione
della tariffa Wind 10 in Wind 12, e tutti i vari aumenti che violano il codice
del consumo.
Abbiamo già invitato l'Agcom ad intervenire, ma lo rifacciamo invocando
l'urgenza, anche perche' dopo che migliaia di contraenti si sono opposti agli
aumenti tariffari e alle nuove penali tramite messa in mora, il passo successivo
sara' quello conciliativo e giudiziario, con un intasamento terrificante.
Gli uffici di conciliazione dei Corecom saranno invasi inutilmente, perche' e'
prevedibile che - vigente la libera interpretazione delle norme - nessun gestore
concilierà. Il passo successivo, per chi non si sarà perso per strada
causa sfinimento e/o sconvenienza economica rispetto al valore della contesa,
sara' il giudice di pace: altro e peggiore intasamento, con tempi jurassici dove,
pero', almeno ci sara' un giudice che decidera' se le norme sono state rispettate
o violate.
L'Agcom vuole bloccare questa ennesima follia della liberalizzazione italiana?